Salamorati, ziringuli, curcuci, rotatine, ciccioli!

Salamorati. Non è una parola giapponese, ma un altro modo per chiamare i ziringuli, ovvero i curcuci, ovvero le rotatine, i ciccioli, o più semplicemente ciò che rimane dalla cottura delle varie parti del maiale all’interno della ‘caddara’ dopo la lavorazione del santo suino.

Il menu invernale calabrese prevede la preparazione di queste parti grasse per condire crostini e spaghettoni, da aggiungere alla pasta e broccoli o per preparare le uova fritte.

In una domenica di febbraio partecipo al sacro pranzo in famiglia dei miei cugini di primo, secondo e terzo grado (!!) a San Ferdinando. Ecco cosa abbiamo fatto:

– prendere dal boccaccio una manciata di salamorati;

– sciogliere sul fuoco con uno spicchio d’aglio e un po’ d’acqua;

– mescolare e aggiungere peperoncino pestato.

Una volta pronta la pasta unire al condimento santo e servire con parmigiano. Accompagnare, ovviamente, con vino rosso.

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